tradimenti
Cornificatorenato 2
10.06.2025 |
1.299 |
6
"— Non è che mi senta migliore …"
Rodolfo la interrompe:
— Perché non sei ancora abituata!
— Ma vedrai, col tempo imparerai a guardarlo dall’alto in basso
— Egli dovrà..."
Digitò il suo primo messaggio.Befanella: "Allora, CornificatoreNato, che cosa ti porta qui?"
xxxxx: "Ragazzi, qualcuno conosce un buon ristorante aperto fino a tardi?"
CornificatoreNato: "Curiosità. E tu?"
yyyyyy: " Befanella, ancora qui? Pensavo avessi già trovato il tuo prossimo."
zzzzzz: "Ma oggi perché scrivete tutti?"
Befanella: "Io? Mi diverto a vedere chi ha il coraggio di essere sincero."
zzzzzz: "Qualcuno ha visto l’ultima puntata della serie? Incredibile!"
CornificatoreNato: "Sincero o solo sfacciato?"
xxxxx: "Befanella, hai trovato un nuovo ganzo?"
Befanella: "Dipende da chi ho davanti."
zzzzzz: "Oggi la chat è davvero un casino, qualcuno ne ha idea?"
CornificatoreNato: "E io cosa sarei?"
xxxxx: " Befanella, hai ancora quel libro che mi avevi consigliato?"
Befanella: "Direi che questo posto non è ideale per parlare. Ti spiego come passare in privato?"
zzzzzz: " Befanella, sempre la regina della chat…"
CornificatoreNato: "Fai pure."
Befanella gli diede le istruzioni tra le righe, mentre la chat continuava a essere un frastuono cacofonico di messaggi scollegati.
Alla fine, la finestra pubblica svanì.
Ora erano solo loro due.
CornificatoreNato: "Ok, ci siamo. Ora possiamo parlare senza il caos attorno."
Befanella: "Finalmente. Allora, da dove scrivi?"
CornificatoreNato: "Da Velmora. E tu?"
Befanella: "Da Brivania. Abbastanza vicini direi."
CornificatoreNato: "Interessante. Mai stato lì."
Befanella: "Forse dovresti. Ma non credo che sia il posto per un CornificatoreNato…"
CornificatoreNato: "Già mi giudichi?"
Befanella: "Io non giudico. Osservo."
Si fissarono un appuntamento.
Sabri arrivò al parco con qualche minuto di anticipo.
Si sedette su una panchina, lasciando che l’aria fresca le facesse compagnia.
L’appuntamento, nato da una serie di scambi virtuali, stava per prendere una forma concreta.
Quando Almaz comparve all’orizzonte, lo riconobbe subito.
Non solo per il suo modo di camminare, sicuro e senza esitazioni.
Non solo per quel dettaglio nell’abbigliamento che aveva accennato in chat, ma soprattutto per l’energia che emanava.
Alcune persone riempiono lo spazio intorno a loro, e lui era chiaramente una di quelle.
Nessun nickname.
Niente schermo a separarli adesso.
Solo loro due.
Egli si fermò davanti a lei, studiandola con uno sguardo che non aveva bisogno di troppe parole:
— Pensavo non saresti venuta.
La donna rispose:
— Io mantengo sempre le mie promesse."
Una pausa.
Sabri lo osservò mentre si avvicinava, mantenendo il suo posto sulla panchina.
Almaz la stuzzicò:
— Non pensavo fossi puntuale.
— Di solito le donne non lo sono mai.
Sabri rise:
— Tu pensavi proprio che non sarei venuta: ammettilo.
Un sorriso appena accennato.
— Sei qui, quindi qualcosa ti ha incuriosita.
— O forse volevo vedere se il CornificatoreNato è all’altezza del suo nick.
Almaz era fintamente perplesso:
— Un esame?
— Non sapevo ci fosse da superare un test.
Sabri era ora fintamente seria:
— Dipende.
— Vuoi giocare o vincere?
Almaz si mise comodo, senza lasciarsi intimorire:
— E tu?
— Cerchi qualcuno che giochi o qualcuno che vinca?
Sabri incrociò le braccia, lasciando che il silenzio facesse il suo effetto per un istante:
— Cerco qualcuno che sappia quando perdere.
Una pausa.
Almaz non le diede il tempo di pensare questa volta.
La prese tra le braccia, deciso, senza esitazione.
Il bacio fu rapido, intenso.
Sabri si sottrasse istintivamente, ma non a sufficienza.
Un battito di cuore dopo, il gioco cambiò.
Almaz affermò:
— Da ora tu appartieni a me.
Il tono era definitivo, senza spazio per interpretazioni:
La voce non lasciava spazio a repliche:
— Quando ti chiamerò, correrai da me.
— Io avrò sempre la preminenza sui desideri di tuo marito.
Sabri avvertì un brivido.
Non c’era esitazione nel suo volto.
Anzi, un sorriso si allargò sulle sue labbra:
— Uomini come te non si accontentano di meno.
Accettazione pura e senza riserve.
Almaz proseguì:
— A te toccherà a te fare in modo che egli non sospetti nulla.
— Io sono il tuo padrone ora.
Sabri abbassò leggermente lo sguardo, accettando il ruolo che le era stato imposto con desiderio e assoluta obbedienza.
Almaz aveva deciso.
Ella aveva accettato.
Il gioco non era più un gioco: era divenuto un patto.
Sabri lo fissò, ancora sorpresa dalla rapidità con cui lui aveva imposto la sua regola.
La tensione era palpabile: lo guardò per un istante.
Poi sorrise, senza esitazione:
— Tu sì che sei un vero uomo.
— Tu sai importi ad una donna.
— Hai vinto io sono totalmente tua.
Nessuna schermaglia, nessun gioco di potere.
Solo accettazione.
Era esattamente ciò che voleva.
Lena salì le scale del giornale con il primo blocco del suo lavoro stretto tra le mani.
L’autorizzazione datale da Almaz convinto che alla fine l’inchiesta avrebbe celebrato la sua grandezza e la sua superiorità su tutti gli altri uomini le aveva consentito da avvicinare molti altri uomini, traditi e traditori,con qualche difficoltà nel difendersi da questi ultimi.
Aveva passato giorni a riordinare dati, verificare fonti, costruire il quadro di un’inchiesta che poteva già avere un impatto ma sentiva che ancora mancava qualche cosa.
Le sembrava di essere all’interno di una lunghissima galleria senza luci, immersa nel buio più totale, impegnata a descrivere la luce ad un cieco,
Serviva un cerino; era chiaro, ma dove trovare quell’ausilio metaforico?.
Sperava che il Direttore, che si era sempre mostrato disponibile nei suooi riguardi, potesse consigliarla in merito.
Quando entrò nella redazione, udì subito il rumore familiare di telefoni che squillavano, delle dita che battevano sulla tastiera e delle voci che si sovrapponevano.
Si diresse verso l’ufficio del Direttore.
Lui la guardò, prese il fascicolo e sfogliò qualche pagina con attenzione.
— Buon lavoro, Lena.
— Ma c’è un dettaglio che potrebbe rendere l’inchiesta ancora più forte.
Si appoggiò alla sedia, riflettendo:
— Abbiamo bisogno di immagini.
— Fotografie che rendano tangibili i fatti.
— Senza di quelle, il pubblico sentirà la storia, ma non la vivrà."
Lena annuì.
Aveva previsto quella possibilità.
Fu allora che il Direttore fece un cenno all’interfono:
— Mandatemi immediatamente Nico.
Nico era ancora giovane, non abituato ad essere indipendente e, meno ancora, a presentare la sua produzione direttamente al Direttore
Si presentò immediatamente e con qualche preoccupazione dipinta sul viso
Il Direttore proseguì:.
— Ti assegnerò un fotografo.
— Qualcuno che sappia catturare l’essenza di ciò che scrivi.
Lena posò lo sguardo sul ragazzo: più meno della sua età chiaramente nervoso
Uno sguardo attento, ma privo della prepotenza di Almaz.
— Nico d’ora in poi seguirai Lena nei sui spostamenti.
— La sosterrai, la proteggerai e la assisterai neldare forma alla sua inchiesta.
— Guarda che il compito non è lieve: te la senti di affrontarlo?
— Lena, lui ti seguirà nel lavoro sul campo.
— Ti aiuterà a dare forma visiva alla tua inchiesta."
Lena ascoltava i racconti di Almaz con vivido interesse.
Le storie su di lui giravano in molti ambienti, e sapeva che ogni dettaglio avrebbe potuto esserle utile.
Nel contempo aveva fatto sapere ad Almaz che il direttore del giornale le aveva assegnato un fotografo di supporto.
Come previsto, Almaz reagì immediatamente con allarme:
— Un fotografo?
— Di che tipo?"
La tensione nei suoi occhi era palpabile.
Lena mantenne la calma, limitandosi a un gesto distratto.
— Voglio conoscerlo; me lo devi presentare
Quando finalmente Almaz incontrò Nico, il fotografo, lo studiò per qualche istante:
— Ecco chi ti segue nel lavoro.
— Bene.
Il sollievo fu immediato.
Nico non aveva nulla di minaccioso ai suoi occhi.
Non era il tipo di uomo che avrebbe potuto prendere ciò che era suo. Al contrario sembrava proprio colui che avrebbe consentito a cedere il proprio.
Così, lasciò Nico con una stretta di mano ed battuta, un sigillo sul suo falso senso di sicurezza:
— Quando ti fidanzerai, presentami la tua fidanzata.
— La convincerò io della necessità di sposarti."
Lena trattenne un sorriso.
Nel negozio l’aria era frizzante.
Le vetrine si riempivano di colori nuovi, tessuti raffinati, modelli innovativi.
Lena osservava le scatole che venivano aperte, i capi appesi con cura, le prime clienti che si affacciavano curiose.
Almaz, invece, era altrove.
Seduto nel suo angolo, lo sguardo fisso sul telefono, le dita che scorrevano rapide sulla tastiera.
La nuova collezione, la disposizione dello spazio, la presentazione dei capi: tutto ciò che di solito lo interessava, quella volta non sembravano esistere per lui.
Distratto. Assente.
Lena lo studiava in silenzio, chiedendosi cosa potesse averlo catturato così intensamente.
La chat.
Quale conversazione poteva essere così importante da renderlo indifferente a tutto il resto?
Lena si fermò, incrociò le braccia e fissò Almaz con un’espressione di disappunto.
Lena: "La nuova collezione è arrivata e tu non hai nemmeno alzato lo sguardo.
Dovrebbe essere il tuo lavoro, o sbaglio?"
Almaz sollevò lentamente gli occhi dal telefono, con un sorriso controllato:
— Mia cara, il negozio funziona a meraviglia anche senza che io segua a ogni dettaglio.
— Tu fai già un ottimo lavoro, perché dovrei disturbarti?
La sua voce era studiata, levigata come una lama affilata ma nascosta sotto un tono morbido.
Lena rimase in silenzio per un istante.
Sapeva riconoscere quel tono: non era una vera risposta, era un modo per spostare il controllo, per farla sentire eccessiva, come se stesse esagerando.
Almaz continuò:
— Sai che mi fido di te, vero?
— Non dovresti sentirti trascurata, perché io so che il tuo lavoro è impeccabile."
Era come se la sua protesta si dissolvesse nell'aria, lasciandole solo il dubbio di essere stata lei a sbagliare.
Almaz incontrò Sabri in un angolo discreto, lontano da occhi curiosi.
Lei si lasciò andare in un sospiro, il peso di una verità che non aveva ancora condiviso con nessuno:
— Mio marito… sta cominciando a insistere.
— Vuole un bambino.
Almaz la guardò attentamente, la tensione tra loro palpabile:
— Soprassiedi, per ora.
— Non prendere decisioni affrettate.
— Sai cosa comporterebbe.
— Magari il mese prossimo potrei provvedere i ed accontentare entrambi.
Il silenzio scese tra loro.
Poi, inevitabilmente, la tensione si trasformò in qualcosa di più fisico.
Si trovarono a letto, senza bisogno di parole.
Era un'intesa che non necessitava spiegazioni, un desiderio che trovava la sua espressione più naturale.
Quando tutto fu finito, Sabri si girò verso di lui, ancora con il respiro spezzato:
— La mia ricerca è finita.
Era un'affermazione, non una domanda.
Sabri si voltò verso Almaz, il suo sguardo finalmente privo di esitazione:
— Io il bambino lo voglio da te.
Almaz rimase immobile per un istante, le parole sospese nell’aria.
— Aspetterò fino a quando non mi vorrai accontentare."
Era una promessa.
Una dichiarazione.
Una scelta.
Sabri si rese conto che il tempo non era mai abbastanza.
Le attese, gli spazi rubati, gli incontri improvvisati: tutto doveva incastrarsi alla perfezione, senza sbavature, senza sospetti.
C’era sempre un limite, un margine ristretto in cui muoversi.
E quel giorno, più di altri, lo sentiva pesare.
Nessun momento era davvero suo.
Nessuna scelta era completamente libera.
Forse era questo il prezzo da pagare.
Ma per quanto ancora sarebbe stata disposta a corrisponderlo?
Almaz sapeva che mantenere l’equilibrio con Lena era essenziale.
Non poteva permettersi problemi, tensioni, complicazioni.
Sabri, invece, sembrava avere tutt’altra visione:
— Andiamo via per un fine settimana.
— Solo noi due.
— Senza distrazioni."
Era un invito, ma anche una sfida.
Almaz soppesò la proposta.
Da un lato, il bisogno di mantenere il controllo.
Dall’altro, l’attrazione per qualcosa di più semplice, più diretto.
Alla fine, accettò.
Lena, lasciata sola, sentì il peso dell’assenza.
E quando la solitudine divenne troppo, corse da Nico.
Lui la accolse senza esitazioni, uno spazio sicuro nel caos delle sue emozioni.
La distanza tra loro si annullò, trasformandosi in qualcosa di diverso.
Qualcosa che non poteva più essere ignorato.
Sabri salutò con ostentato affetto Amalz-
— Quel cretino di mio marito vuole un figlio.
— Ora che sono nella mia settimana fertile cosa fa?
— Spero che ti rispetti come ti avevo consigliato
Rispose Almaz.
— Magariii!
— No.
— In questo caso almeno avrei un conflitto se obbedirti o meno
— Quel cretino corre ad Istambul per una stupida partita di calcio!
— La scusa è che non ci era mai arrivata, ma a me non importa proprio.
— Io voglio essere messa incinta.
Silenzio carico di tensione.
— Se non ci pensa lui devi tentare tu.
Il peso della sua dichiarazione aleggiava tra loro, impossibile da ignorare.
— Io ho promesso di obbedirti anche nei rapporti con mio mariti ma tu devi a tua volta mostrarmi che ne vale la pena.
Almaz aveva pianificato tutto con attenzione.
Il corso di marketing era la copertura perfetta: un fine settimana fuori città, senza sospetti, senza domande.
Ma Lena aveva altri piani:
— Verrò anch’io.
— Potrebbe esserci utile.
Le parole colpirono Almaz come un macigno:
— Non credo sia proprio il tuo ambito.
— Ma sì, dai.
— Un investimento per il futuro.
— Poi, sarà bello passare un po’ di tempo insieme."
La trappola si era chiusa.
Annullare il corso era l’unica soluzione, ma significava cancellare anche il fine settimana con Sabri.
Tutto il piano stava crollando.
Almaz cancellò tutto. Il corso era svanito, e con esso il fine settimana che avrebbe dovuto essere suo, libero da complicazioni.
Sabri ricevette la notizia con un sorriso di ghiaccio.
— Non ti piace perdere il controllo, vero?"
Rispose Almaz:
— Non voglio problemi."
Tuttavia il problema era già lì.
Sabri non era il tipo da lasciar perdere così facilmente.
Nel frattempo, Lena non si era arresa.
Sentiva che qualcosa non tornava, che Almaz stava nascondendole qualcosa.
Se lui si sottraeva, lei ora aveva qualcuno che non lo avrebbe mai fatto: Nico.
Però doveva sapere e gli unici che avrebbero potuto informarla erano i suoi genitori.
Afferrò la cornetta.
Lena rimase in silenzio per qualche secondo, poi prese fiato:
— Mamma … io non ce l’ho fatta più.
— Mi sono fatta un amante.
Dall’altro capo, un lungo silenzio.
Quindi la voce della madre, un po’ incrinata:
— Lo sapevo che sarebbe finita così.
— Ma non ti giudico.
Lena insistette:
— E adesso?
La madre sospirò.
— Che vuoi che ti dica figlia mia?
— Che hai seguito le mie orme?
— Che il tuo vero padre si chiama Tonio?
— Siamo donne, non sante.
— L’importante è che i mostri mariti non vengano mai a sapere.
Adesso era il momento del padre: nuovamente udi rispondere all’altro lato della comunicazione:
— Pronto: sono Rodolfo-
Lena prese fiato prima di premere il tasto per chiamarlo.
Rodolfo (rispose con tono annoiato):
— Dimmi, Lena.
— Spero che non si tratti di qualche sciocchezza sentimentale.
— Papà... posso domandarti una cosa?"
L’uomo ridacchiò:
— Tanto la chiederai comunque.
Sospirò:
— Vai, vediamo cos’hai combinato stavolta.
Lena serrò la mascella:
— Se ti dicessi che… ho tradito Almaz?
Dall’altro lato, una risata breve, quasi di scherno.
— Oh, poveretto!
— Uno in più da aggiungere alla lista dei cornuti.
— Che ti credi, Lena?
— Che sia una tragedia?
— È la vita, figlia mia."
Lena si irrigidì:
— Ma… tu hai sempre detto che l’onore di un uomo e tra …
Rodolfo la interruppe, sprezzante:
— L’onore di un uomo è reggere la facciata, non piagnucolare come un bambino che ha perso il giocattolo!
Ride, compiaciuto:
— Io almeno ho sempre avuto l’intelligenza di non farmi scoprire.
Lena più bassa, incredula:
— Quindi tutti i tuoi tradimenti … mamma sapeva?"
Il padre con falsa commiserazione:
— Oh, certo che lo sapeva, la poveretta.
— Ma che doveva fare, scappare?
— Dove andava senza di me?
— Una donna che perde il marito perde tutto, Lena.
— Tu …
Pausa velenosa:
— Tu, invece, cosa pensi di fare?
Rodolfo ridacchia con tono tronfio:
— Ah, allora hai capito tutto, Lena! Finalmente!"
Lena appare incerta:
— Capito cosa?
Il padre ora appare paziente:
— Il mondo si divide in chi tradisce e chi si fa tradire.
— Tu, figlia mia, hai fatto il passo che rende superiore il tuo amante mentre ora Almaz è solo uno dei tanti … dei poveracci che si illudono: un paria è quello merita di essere.
Lena ora era più seria:
— Papà, io non lo vedo così.
— Non è che mi senta migliore …"
Rodolfo la interrompe:
— Perché non sei ancora abituata!
— Ma vedrai, col tempo imparerai a guardarlo dall’alto in basso
— Egli dovrà sopportare che il tuo amante ti faccia ciò che solo suo diritto dovrebbe essere!
— Il tuo amante?
— Non so chi sia ma lo appoggio: Lui sì che è degno!
— Lui si che ha capito come funziona il mondo
Lena quasi sottovoce:
— Papà… sei sempre stato così?
—
— Una volta credevo anche io nelle favole.
— Poi ho capito.
— Tu, Lena, non tornare indietro.
— Una volta che hai varcato quella soglia, sei al di sopra di tutto."
Almaz entrò con un sorriso morbido, calibrato.
Quel sorriso di chi torna a casa dopo aver fallito altrove e ora vuole recuperare terreno, senza lasciar trapelare il vero motivo.
Trovo Lena sveglia ma già coricata
— Ehi, amore … Che fai di bello?
Domandò cercando di apparire spiritoso.
Lena lo osservò con calma, con distacco.
Poi, senza cambiare espressione, rispose:
— Nulla di particolare.
— Gioco a scopa."
Un silenzio si stese tra loro.
Un filo teso di sottintesi.
Almaz si aprì in un sorriso appena meno rigido.
— Ho pensato che stasera potremmo stare un po’ insieme.
— Sai, come ai vecchi tempi.
— Ultimamente ti ho trascurata… e non è giusto.
— Stasera voglio fare l’amore.
Lena fece un movimento lento, quasi impercettibile con la testa.
Poi rispose con voce neutra, senza una sola sfumatura fuori posto:
— Anch’io.
Almaz respirò, rilassando le spalle.
Finalmente, un varco.
Finalmente, qualcosa che tornava al suo posto.
Senza preavviso, Lena si alzò e cominciò a rivestirsi.
In silenzio.
Si voltò verso l’armadio, afferrò una camicetta e dei pantaloni.
Il suo gesto era naturale, fluido.
Senza esitazioni.
Almaz rimase immobile stupefatto.
Le sue mani, che fino a un attimo prima erano pronte a cercare Lena, ora erano ferme. Inutili sul capezzale del letto.
Lei non lo guardò nemmeno.
Semplicemente, fece ciò che doveva fare.
Terminò di vestirsi ed uscì.
Almaz rimase qualche secondo inebetito quindi si riscosse , rincorse la moglie, la raggiunse e la obbligò a fermarsi
— Ferma Lena, ti prego, cosa ho detto che tanto ti ha offeso?
— Nulla Almaz; non questa volta almeno.
— Sono stato un po’ assente, lo riconosco, ma proprio non mi puoi perdonare?
— Mi spiace Almaz, ma stavolta temo di non riuscire più ad accontentarti.
— Ero la moglie complice ricordi?
— Colei che ti aiutava ad abbordare ed a soddisfare le altre donne.
— Tu ampliavi il tuo refno ed io restavo in disparte nell’ombra.
— Anch’io sono una donna sai?
— Le mie viscere piangevano e lamentavano il loro vuoto ogni volta che ti accompagnavi con un’altra.
— Hai ragione Lena ma non succederò più, te lo giuro, d’ora in poi soddisfare te sarà il mio primo impegno: alle altre darò gli avanzi, quelli che non avrai consumato tu.
— Troppo tardi temo!
— Vederti sempre così attivo e felice mi consumava.
— Nico era presente e mi compativa.
— Risultato?
— Sono diventata la sua amante.
— Tu…. Tu …. Cosa?
— Hai capito bene Almaz: sono diventata la sua amante
Almaz si toccò la fronte:
— Sono cornuto?
— Ma come hai osato donna!
— Domani darai immediatamente le dimissioni e bon frequenterai più quel tipo.
— Se penso che gli avevo chiesto di presentarmi la sua fidanzata perché, dopo avergliela ingravidata gli domandasse di sposarlo!
— Invece è stato lui ad inseminare ben bene me.
— Si Almaz, sono incinta e Nico è il padre.
— Sei certo di volere che io smetta di frequentarlo?
— Ma assolutamente si: tu sei mia moglie. Ti giuro che mi impegnerò a cercare di dimenticare che tu mi hai tradito e da dove viene il figlio che porti in grembo.
— Sei gentile Almaz ma dimentichi che, di questa storia, pure Nico ne è una parte.
— Che centra quel traditore, quel seduttore di oneste mogli, quel libertino assoluto?
— C’entra perchè egli è il padre biologico di questa creatura.
Lena si accarezzò il ventre con le mani:
— Lo sa ed intende reclamarla ed allevarla.
— Ti immagini quanto ti sputtanerebbe se dopo la nascita muovesse le sue carte per ottenerla?
— Magari non otterrebbe ragione legalmente ma tutto il mondo saprebbe che ti ho tradito per lui.
— Hai ragione Lena ma allora cosa posso fare?
— Io credo che Nico accetterebbe un accordo specialmente se glielo proponessi io.
— Quale accordo Lena?
— Abbastanza semplice Almaz- tu mi lascerai nel suo letto fino a quando sarò stanca di scopare con lui impegnandoti a riprendermi in casa subito dopo senza tante storie.
— Probabilmente, visto che non facciamo uso di precauzioni resterò incinta altre volte e tu ti precipiterai a riconoscere come tuoi i miei figli.
— Dovrai smettere di scopare altre donne: questo è vitale; i miei figli saranno i tuoi eredi e non voglio in giro concorrenza.
— Naturalmente le nostre dipendenti, visto che già hanno un ombrello protettivo per gli imprevisti restano di tuo completo dominio, però quando tornerò da te anche loro dovranno sparire completamente e tu dovrai imparare ad affermare pubblicamente di essere tanto innamorato di una moglie che ti tradisce in continuazione da restarle assolutamente fedele. Nella speranza che ella prima o poi si ravveda
— Io ti ho detto il grosso.
— Ora sta a te inventare una scusa valida per cui, alla sera, io entrerò controvoglia nel letto di Nico a farmi scopare, cosa che tu mostrerai di appezzare moltissimo per cui tu non sarai un vero cornuto.
— In questo modo tutti salveremo la faccia e saremo felici.
Almaz abbassò il capo accettando quelle durissime condizioni.
La vera Connificatrice Nata era Lena e lui doveva sottomettersi.
Cominciò immediatamente a pensare al motivo per cui, agli occhi del mondo, sua moglie avrebbe potuto andare a letto con Nico senza fare di lui un cornuto.
FINE 👍
tradimento chat erotica manipolazione relazione segreta sottomissione gravidanza accordo segreto cornuto
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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